Il montgomery – in inglese duffle coat – è un cappotto con cappuccio e chiusura ad alamari, tagliato in lana spessa, dalla vestibilità comoda pensata per la sovrapposizione, con profonde tasche applicate sul davanti. Il design fu standardizzato dalla Royal Navy britannica, che lo adottò come equipaggiamento per i climi freddi, e portato sul mercato civile da Gloverall nel 1951. Il nome inglese viene da Duffel, la cittadina belga dove si tesseva il pesante panno di lana delle prime versioni.
Questa breve definizione racchiude una lunga storia – che va da una città di tessitori in Belgio ai convogli artici della Seconda guerra mondiale, dalle scorte surplus nelle strade della Londra del dopoguerra a una delle silhouette più durature della moda britannica. Gloverall produce montgomery dal 1951, e la storia di come ciò avvenne è inseparabile da quella del cappotto stesso.
Da dove viene il nome «duffle coat»?
Il nome viene da Duffel, cittadina della provincia belga di Anversa, dove fin dal XVII secolo si produceva un panno di lana spesso e ruvido. Denso, resistente al vento e all'umidità, questo panno era commerciato in tutto il Nord Europa e divenne il materiale standard dei cappotti pesanti di marinai, operai e soldati. Il cappotto che finì per portarne il nome – con cappuccio, taglio comodo, chiuso da alamari e passanti di corda – era fatto di quel panno.
Nell'Ottocento «duffle coat» indicava ormai proprio questo design con cappuccio e alamari, ovunque fosse tessuta la lana. Scritto duffle o duffel, indica lo stesso capo e la stessa origine belga. La chiusura ad alamaro e passante – oggi il dettaglio più associato al cappotto – era una soluzione pratica per il freddo in mare: spessi passanti di corda e alamari in legno o corno si maneggiano con i guanti, i bottoni no.
Il montgomery e la Royal Navy britannica
Il momento più decisivo arrivò durante la Seconda guerra mondiale, quando la Royal Navy britannica lo distribuì come capo standard per i climi freddi ai marinai dei convogli artici e nordatlantici. Le condizioni su quelle rotte erano estreme: temperature molto sotto lo zero, ghiaccio e spruzzi, lunghe ore in coperta con venti che rendevano inadeguato qualsiasi capo comune. Il montgomery rispondeva a tutto: la lana spessa scaldava anche umida, la chiusura ad alamari funzionava con i guanti, il cappuccio profondo e il collo alto coprivano collo e viso.
C'era anche qualcosa di egualitario. Lo stesso cappotto era indossato da tutti i gradi, sugli stessi ponti, con lo stesso tempo – prima equipaggiamento pratico, poi uniforme. Ma servì un uomo in particolare per trasformare la dotazione standard in un'icona nazionale.
Il duffle coat di Montgomery: perché si chiama «Monty» (e in Italia montgomery)
Il feldmaresciallo Bernard Montgomery – «Monty» – ne divenne il più celebre portatore in tempo di guerra e gli diede i soprannomi che porta ancora. Le fotografie di Montgomery in duffle coat e basco durante la campagna del Nord Africa furono tra le immagini più pubblicate dello sforzo bellico britannico, e fissarono il cappotto nell'immaginario pubblico come qualcosa di più della semplice dotazione: il capospalla di una certa autorità britannica, capace e senza sentimentalismi.
Il legame fu così forte che il capo stesso ne prese il nome – per una generazione di britannici il duffle era semplicemente il «cappotto Monty», e in Italia il cappotto si chiama ancora oggi montgomery. Gloverall rese permanente il legame: l'Original Monty è intitolato direttamente al feldmaresciallo Montgomery e resta il cuore della gamma, nelle versioni uomo e donna – con cappuccio, alamari e le proporzioni generose che il cappotto della marina richiedeva.
Dal surplus militare a Gloverall, 1951
Dopo la guerra, enormi quantità di montgomery militari finirono nelle scorte surplus. Harold e Freda Morris – che gestivano a Londra un commercio all'ingrosso di guanti e tute da lavoro – ne presero in carico la distribuzione. I cappotti si vendevano in fretta. Nel 1951, esaurito il surplus e con la domanda ancora alta, i Morris fondarono Gloverall – nome nato dalla contrazione del loro commercio originario, gloves and overalls – e commissionarono nuovi montgomery, prodotti a Londra con la stessa costruzione militare ma in panno nuovo. Nel 1962 la domanda giustificò una fabbrica Gloverall dedicata nel Northamptonshire – la prima casa costruita apposta per il cappotto. La storia completa del marchio, dai guanti e tute a oggi, è sulla nostra pagina Heritage; per la storia del capo conta ciò che Harold Morris fece al modello.
Harold era figlio di un maestro sarto di Savile Row, e i suoi perfezionamenti del modello militare furono ponderati: cinghie di cuoio sostituirono la spessa corda di iuta della chiusura originale; alamari in corno di bufalo sostituirono quelli in legno; arrivò una fodera italiana a quadri. La silhouette fu snellita. Il risultato fu un cappotto che conservava calore, proporzioni e carattere del capo militare, ma si leggeva come un capo civile e non come surplus. Quei perfezionamenti fissarono il modello che i montgomery Gloverall seguono ancora oggi.
Il montgomery nella vita culturale britannica
Negli anni Cinquanta e Sessanta il montgomery divenne un punto fermo della moda di strada britannica – indossato da studenti, musicisti e da chiunque volesse un capospalla caldo, pratico e molto meno costoso di un cappotto sartoriale. L'adozione da parte della cultura studentesca fu totale: nei primi anni Sessanta era il cappotto per definizione della vita universitaria britannica, associato ai folk club, alle marce del CND e alla politica anti-establishment del decennio. Lo stesso cappotto degli ufficiali di marina dei convogli artici era ora il cappotto dei manifestanti delle marce di Aldermaston. Quando nel 1958 Michael Bond ebbe bisogno di un cappotto immediatamente riconoscibile per l'orso Paddington, scelse un montgomery – allora il capo invernale più familiare dell'infanzia britannica.
Negli anni Novanta il cappotto tornò con forza nella stagione del Britpop e della moda heritage: nel 1995 il montgomery Morris apparve sulla copertina del singolo degli Oasis «Roll With It», confermando il posto del duffle nella cultura popolare britannica, oltre i revival periodici. Da allora il cappotto è riaffiorato in ogni decennio senza mai sparire del tutto – da ultimo sullo schermo nel 2025, quando il Mid-Length Monty è apparso in Doctor Who.
Il montgomery Gloverall oggi
Il Gloverall Original Monty resta il montgomery in produzione più vicino al modello originale del 1951. Ogni montgomery della Heritage Collection è realizzato in Inghilterra nella nostra fabbrica fuori Londra, tagliato in lana cotta e lana Melton, con il cappuccio ampio, le tasche applicate profonde e la chiusura ad alamari che resero funzionale il cappotto della marina in condizioni artiche. Il cappotto non è mai stato ridisegnato in modo sostanziale, perché le proporzioni e la costruzione originali sono la ragione per cui dura da oltre 70 anni.
Accanto all'Original Monty da uomo e da donna, la Heritage Collection comprende il Monty Mid-Length da uomo e il Freda da donna in tre tagli – classico, lungo slim e corto slim – ognuno una variazione dello stesso design di partenza, con la stessa chiusura ad alamari che definisce il cappotto da quando sbarcò con la Royal Navy. Le gamme complete sono nelle nostre collezioni montgomery da uomo e montgomery da donna. Nel 2026 Gloverall compie 75 anni. Il cappotto è immutato in tutto ciò che conta.
Domande frequenti
Che cos'è un montgomery?
Il montgomery – in inglese duffle coat – è un cappotto di lana con cappuccio e chiusura ad alamari, nato come capospalla della marina. Il design fu adottato dalla Royal Navy britannica come equipaggiamento standard per i climi freddi durante la Seconda guerra mondiale e portato sul mercato civile da Gloverall dal 1951. I suoi tratti distintivi sono la chiusura a passante e alamaro, il cappuccio ampio e le profonde tasche applicate davanti. Il nome inglese deriva da Duffel, cittadina belga dove si produceva il panno di lana spesso delle prime versioni.
Da dove viene il montgomery?
Le origini del montgomery stanno nei pesanti capispalla di lana indossati da marinai e militari del Nord Europa fin dal XVII secolo; il nome inglese viene da Duffel, in Belgio. Il design moderno – cappuccio, alamari, taglio comodo – fu standardizzato dalla Royal Navy britannica nella Seconda guerra mondiale. Fu portato sul mercato civile da Gloverall, fondata a Londra nel 1951 da Harold e Freda Morris.
Perché si chiama duffle coat?
Il nome viene da Duffel, cittadina del Belgio dove dal XVII secolo si produceva un panno di lana spesso e ruvido, usato per i primi cappotti pesanti di marinai e soldati. Il panno diede il nome al cappotto; il cappotto divenne alla fine più famoso del panno. In italiano il capo si chiama invece montgomery, dal feldmaresciallo che lo rese celebre. (La grafia inglese varia – per la questione duffle o duffel, vedi le nostre FAQ.)
Perché i montgomery hanno gli alamari?
La chiusura ad alamaro e passante fu pensata per il freddo in mare. Passanti di corda o cuoio abbinati ad alamari in legno o corno si aprono e chiudono con i guanti o con le mani irrigidite dal freddo, cosa impossibile con i bottoni, e la chiusura tiene chiuso un cappotto spesso e stratificato anche con vento forte. Nata come soluzione pratica della marina, è diventata il tratto più riconoscibile del montgomery, e Gloverall la mantiene su ogni montgomery dal 1951.
Quando ha iniziato Gloverall a produrre montgomery?
Nel 1951, l'anno di fondazione dell'azienda. Esaurite le scorte surplus della Royal Navy che i Morris distribuivano, commissionarono nuovi cappotti prodotti a Londra con la stessa costruzione militare – con i perfezionamenti di Harold, figlio di un maestro sarto di Savile Row – e da allora Gloverall produce montgomery in Inghilterra. La storia dei fondatori è raccontata nella nostra pagina Heritage.